Profugo
25.01.2016 06:13
E non sono bastate e a quanto pare non bastano le tragedie quotidiane con i disperati che affondano in mare avendo spesso in braccio un bimbo. No, non sono bastate. Perché se fossero bastate e se la coscienza per taluni non fosse un accessorio superfluo a nessuno sarebbe venuto in mente di studiare per Carnevale il costume da “piccolo profugo”. L’annuncio con tanto di foto è comparso su Amazon il colosso americano delle vendite on line che poi, dopo le sdegnate prese di posizione degli utenti, lo ha fatto rimuovere dall’inserzionista spiegando che “tale articolo è potuto apparire perché ci sono venditori terzi che inseriscono i loro prodotti su Amazon come market place. Non appena abbiamo avuto segnalazioni dagli utenti ci siamo mossi per rimuovere l’articolo di pessimo gusto”. Qualcuno, poi, si è premurato di spiegarci che in realtà il costume da profugo da 24 euro messo in vendita non era la riproposizione dell’abbigliamento dei profughi di oggi, ma di quelli di ieri chiarendo che lo si doveva dedurre dalle dicitura “Guerra Mondiale” apparsa in qualche posto tra le notizie. Complimenti. Complimenti all’idea e complimenti alla spiegazione. Insomma ridere dei migranti, delle loro tragedie che sono anche le nostre, pare faccia buon sangue. A volte c’è davvero di che restare basiti di fronte a certe cose e c’è da trasecolare ascoltando le risposte giustificative, peraltro poco credibili. È incredibile come la ricerca di un’idea originale, come originale potrebbe essere un costume da Carnevale, debba passare spesso attraverso l’ottusità che ha come unica meta la raccolta di qualche euro in barba alle tragedie di ieri e di oggi. Per questo ci sentiamo di sottoscrivere le considerazioni di Famiglia Cristina, il giornale che ha scovato per primo la vendita on line: “Forse l’azienda potrebbe investire gli stessi soldi per comprare un giubbino per un bambino che magari si trova in questo momento in mezzo al mare” e la presa di posizione di Oliviero Forti, responsabile nazionale Caritas emigrazioni: “Un messaggio commerciale in un momento storico così delicato è davvero vergognoso e da stigmatizzare”. Adesso il costume non è più in vendita nell’on line di Amazon. Forse lo sarà in qualche bottega. Il toglierlo ha avuto un doppio pregio: quello della vergogna iniziale nei confronti di una iniziativa commerciale discutibile e la vergogna di sapere poi quanti lo avrebbero comprato. Perché stiamone certi, lo avrebbero comprato e poi gli illuminati benpensanti avrebbero riso di gusto di fronte al pargolo con pantaloni fuori taglia e valigia di cartone in mano.|
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