Orfana

16.06.2015 06:39

Sia che le elezioni le vinca sia che le perda, Matteo Renzi fa sempre il Matteo Renzi. Con una piccolissima ed impercettibile differenza: quando vince, come alle europee, vince il “suo” Pd e lui stesso; quando le cose vanno male come alle regionali e alle comunali perdono gli altri, al limite la sinistra in senso lato, non certamente il Pd e men che meno lui stesso. Dopo la bruttissima sconfitta ai ballottaggi Venezia e di Arezzo, e qua e là altre delusioni dalle urne, il premier con il petto un po’ meno gonfio del solito si è affrettato a dichiarare: “Il Pd resta il primo partito in Italia, ma perde comuni importanti come Venezia, Arezzo, Matera e Nuoro. Il conto totale dei comuni vinti premia comunque il Pd, ma è inutile girarci intorno, siamo andati male. Tuttavia la sconfitta non è mia ma della sinistra”. Et voilà. Tutt’altra musica rispetto alle europee dove si sperticò in lodi in primis verso la sua sagacia e il suo acume politico. Purtroppo qualcosa è andato storno, se pure un galantuomo come Felice Casson, già magistrato integerrimo e anima critica del Pd, ha fatto registrare la sconfitta più vistosa e quella che avrà più eco mediatica e forse anche conseguenze. Tanto che il filosofo Massimo Cacciari, già sindaco di Venezia e presenza costante dei talk show nel ruolo di grillo parlante, si è affrettato a buttare la croce proprio sul povero Casson: “E’ stato il perfetto suicidio nato dall’errore sulla scelta della persona. Nulla da dire sulla figura di Felice Casson persona onesta, ma che non aveva la capacità intrinseca di intercettare voti”. Ecco la colpa delle persone oneste: non piacere a tutti, perché non si è venditori di fumo o giocatori delle tre carte, mentre Casson – l’uomo del suicidio politico - è solo persona perbene. E qui una domanda: ma davvero gli italiani, e nello specifico i veneziani, vogliono combattete e respingere al mittente il malaffare e la corruzione? Ormai però è andata, e viste le premesse di cui sopra il primo ministro e segretario del Pd troverà qualcuno a cui addossare questa mezza sconfitta. Ma, Pd a parte, c’è qualcosa che dovrebbe far riflettere i manovratori: quando oltre la metà degli elettori diserta le urne è un bruttissimo segno. E lo è ancora di più quando si vota per la propria città, o la propria regione. È questa, forse, la cosa che pesa di più indipendentemente da vittorie e sconfitte. Ma anche questo dato passerà purtroppo in fanteria e verrà sommerso dai parolai da talk show. Perché, com’è noto, la vittoria ha cento padri, mentre la sconfitta è sempre orfana. Specie di questi tempi, che i latini definivano con una massima azzeccatissima: “Mala tempora currunt”.


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