Lavoro
01.05.2015 07:37
Se a questo si aggiunge che la disoccupazione giovanile a marzo risale ad oltre il 43% la parola più adatta a descriverne l'insieme è: dramma. Un dramma vero. Un dramma che mette uomini e donne, giovani e meno giovani, con le spalle al muro e che trasforma intere generazioni in una sorta di esercito di fantasmi costretti a vivere di sussidi o a carico delle famiglie e che impedisce loro di vivere una vita dignitosa. Altro che ripresa dell'occupazione grazie al Jobs Act e agli sgravi decisi nella Legge di Stabilità! Di fronte a queste cifre drammatiche c'è poco da stare sereni. Anzi, la crisi che ogni tanto qualcuno si affretta a definire in via di scomparsa continua a mietere vittime e non sempre e non solo in senso figurato. Purtroppo, e ribadiamo purtroppo, un conto è brindare per qualche migliaia di nuove assunzioni (e ben vengano) un altro è lasciarsi andare a piccoli trionfalismi di facciata buoni solo per dare fiato a quel tipo di narrazione tanto cara a Renzi e ai renzini di complemento. La realtà purtroppo è questa. È ben difficile festeggiare il Primo Maggio in queste condizioni. Un tempo c'era la Festa del Lavoro e con essa il lavoro. Oggi, forse, al massimo resta la festa come momento di incontro e di speranza. Che il Primo Maggio c'è la mandi buona e si porti via i famosi dispensatori di brindisi e veicolatori di ottimismo interessato di fronte allo zero virgola. Perché o sono incapaci o sono in malafede. In tutti e due i casi, non sappiamo che farcene. |
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