Assenze

20.07.2015 05:51

Nel giorno del ricordo della strage di via D’Amelio a pesare sono state alcune assenze più di quanto sia stata apprezzata la presenza e la storia personale di quel gentiluomo che risponde al nome di Sergio Mattarella. A ricordare le vittime della mafia di quel tragico 19 luglio 1992 ( Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina morirono alle 16,58) quest’anno non c’erano né Lucia Borsellino la figlia del magistrato ucciso né il governatore della Sicilia Rosario Crocetta. La spiegazione è fin troppo chiara ed è legata alla presunta frase pronunciata dal medico Matteo Tutino in un colloquio con il governatore: “Lucia Borsellino va fatta fuori come suo padre”. Su questa cosa, se vera bruttissima e da far vergognare, qualcuno un giorno ci dirà come stanno le cose. Intanto il giorno della commemorazione le assenze erano legate anche a queste schifezze. Era presente il solo Manfredi Borsellino, figlio del magistrato ucciso e oggi commissario di polizia la cui presenza, come ha ricordato egli stesso, era per il rispetto verso il presidente della Repubblica. Lasciando da parte queste cose la prima domanda che viene in mente è questa: l’Italia diventerà mai un Paese normale? Perché in un paese normali i suoi figli migliori sono ricordati dalle Istituzioni non solo nel giorno della commemorazione, ma vengono presi ad esempio e la loro vita integerrima insegnata alle nuove generazioni. E chi usa quei nomi per scopi di bassa lega o peggio ancora è messo all’indice e allontanato come un appestato. Da non pare sia così. Pensiamo al doloro feroce, sì proprio feroce, dei famigliari delle vittime morte nell’esercizio del loro dovere. I ragazzi della scorta – esattamente come Paolo Borsellino - erano consapevoli di ciò che stavano facendo, eppure non si sono tirati indietro. Oggi, anche loro, anche le loro storie meritano rispetto e meritano di stare al riparo dalle bassezze della quotidianità. Una quotidianità che spesso emerge dalle intercettazioni dove i valori sono capovolti facendo vergognare noi e facendo molto male a chi è stato tragicamente lascito solo dai propri cari. Diceva spesso Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". Vero. Ma spesso le bassezze quotidiane non potendo più far morire chi è già morto, ne infangano la memoria attraverso frasi e circostanze che uccidono esattamente come il tritolo. Se la storia che ci hanno raccontato i giornali questi giorni in merito alla presunta telefonata tra Matteo Tutino e Rosario Crocetta è vera i due devono pagare il giusto. Se non è vera, deve pagare il giusto chi ha preparato la polpetta avvelenata e chi l’ha messa in rete. A noi poveri Cristi non resta che il ricordo di uomini meravigliosi. Uomini normali, non eroi. Perché, come diceva, Bertolt Brecht  “è sventurata la terrache ha bisogno di eroi". A noi bastano gli esempi e basta fare memoria, perché vogliamo non curarci delle miserie di uomini senza dignità.

 

 

 


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